Governo turco in tilt. Per colpa del calcio

Più che la Siria a mandare in crisi il governo turco è stato il calcio. L’estate scorsa uno scandalo enorme aveva travolto il mondo del pallone turco, costringendo le sfere della Federcalcio locale a togliere lo scudetto vinto sul campo dal Fenerbahçe e le procure a mandare in galera una trentina tra calciatori e dirigenti, colpevoli di aver scommesso sulle proprie prestazioni sportive. La figuraccia ha indotto il governo del tifosissimo (del Fenerbahçe) premier Recep Tayyip Erdogan a varare un pacchetto normativo che si ripropone di combattere la corruzione e la violenza nello sport.
12 DIC 11
Ultimo aggiornamento: 10:48 | 22 AGO 20
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Più che la Siria a mandare in crisi il governo turco è stato il calcio. L’estate scorsa uno scandalo enorme aveva travolto il mondo del pallone turco, costringendo le sfere della Federcalcio locale a togliere lo scudetto vinto sul campo dal Fenerbahçe e le procure a mandare in galera una trentina tra calciatori e dirigenti, colpevoli di aver scommesso sulle proprie prestazioni sportive.
La figuraccia ha indotto il governo del tifosissimo (del Fenerbahçe) premier Recep Tayyip Erdogan a varare un pacchetto normativo che si ripropone di combattere la corruzione e la violenza nello sport. E quando tutto sembrava fatto, con l’unanime consenso del Parlamento (eccezion fatta per i membri del Partito della pace e dello sviluppo), ecco che il presidente della Repubblica, Abdullah Gül, si metteva di traverso e poneva il veto sulla legge. Motivo? Sanzioni troppo leggere per corrotti e corruttori. Niente firma e testo rinviato al Parlamento per gli approfondimenti di rito. Che fare?, si sono chiesti allora i deputati dell’Akp (che poi è il partito che ha lanciato Gül alla presidenza, non senza strappi e difficoltà), provando a escogitare il modo per tenere unito il partito e fare fronte davanti alle scontate polemiche delle opposizioni.
Alla fine è dovuto intervenire, dalla convalescenza post-intervento all’intestino (c’è ancora chi sostiene che si tratti di tumore), Erdogan in persona, rompendo così quel silenzio che si era imposto per guarire al più presto. E il messaggio spedito ad Ankara è stato l’equivalente di una bomba: “Andate avanti con quel testo, nonostante il veto di Gül”. La mossa del premier incrina i sogni di chi già sognava la staffetta tra i due sul modello russo. “Tutto questo”, spiega da Istanbul l’analista politico Atilla Yesilada, “non fa altro che confermare che quando Erdogan non parla, l’Akp rischia seriamente di frantumarsi”. Facendo così sorgere più di un interrogativo sulla reale solidità del modello turco, specie se tra qualche tempo dovrà fare a meno del suo ideologo.